Il 1836 era iniziato da poco. Era il 24 gennaio e, mentre il freddo dell’inverno penetrava nelle case, a Galatina nacque Gioacchino Toma, uno dei più grandi pittori dell’Ottocento napoletano. Quel bambino rimase orfano prematuramente ed ebbe, perciò, un’infanzia travagliata. Nella sua opera Ricordi di un orfano  mise a nudo le sue sensazioni e le malinconie, parlando dell’affetto che i suoi parenti affidatari gli avevano negato, della violenza  e del carcere dove, poi, era stato rinchiuso. Questa fu la sua prima e unica opera letteraria, successivamente la sua vena artistica trovò pieno sfogo nella pittura, dove il giovane Gioacchino riuscì finalmente a sentirsi sé stesso.

La sua storia

Conoscere la storia di Toma è fondamentale per capire fino in fondo la sua poetica basata su uno spiccato linguaggio espressivo, fatto di malinconia e realismo. Tutto iniziò all’Ospizio dei Poveri di Giovinazzo, dove i suoi parenti lo avevano rinchiuso: qui, imparò le prime basi del disegno e le nozioni essenziali dell’arte. Visse anni caratterizzati da grandi disagi che andarono a riversarsi perfino sulla sua salute fisica. Perciò, il 1856 lo vide lasciare la Puglia per fuggire a Napoli, senza un soldo in tasca, ma con tante aspettative e sogni da realizzare. Iniziò a lavorare nella bottega di un ornamentista, dove  raffinò la tecnica del disegno e iniziò la sua avventura da pittore. Ebbe l’opportunità di conoscere il pittore Guglielmini il quale, cogliendo lo spiccato talento artistico del giovane, lo aiutò prontamente a iscriversi al circolo artistico del quale egli stesso faceva parte. Tuttavia, la sua permanenza a Napoli  durò poco, poiché una sera, mentre era seduto in un bar intento a scarabocchiare su dei fogli, la polizia borbonica lo scambiò per un cospiratore e pertanto lo arrestò. Dopo due anni fu scarcerato ma fu costretto al domicilio coatto nella località di Piedimonte Matese, secondo il provvedimento adottato dal Regno d’Italia per combattere il brigantaggio. Durante questo periodo, nacquero le prime opere di Gioacchino Toma, raffiguranti nature morte che oggi sono conservate nella Galleria d’Arte Moderna di Firenze. Dopo un anno e mezzo di domicilio coatto, sfruttando un’importante raccomandazione, riuscì a tornare a Napoli e successivamente partecipò a una grande esposizione borbonica con Erminia fra i pastori,  un’opera ispirata al poema Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. L’opera riscosse un grande successo e Toma fu gloriosamente premiato con una medaglia d’argento e cento ducati.  Durante l’ultimo periodo borbonico, divenne patriota e organizzò un’insurrezione in Irpinia, proprio mentre si svolgeva la spedizione garibaldina dei Mille. Amava, dunque, la sua patria, e le sue opere erano un fervido omaggio all’Italia: attraverso i paesaggi che osservava, le storie che ascoltava, i libri che leggeva, i mattini nebbiosi che si presentavano davanti ai suoi occhi, Gioacchino Toma raccontava la sua personale visione di un paese valoroso e fortemente evocativo. Nello stesso periodo dipinse anche opere cariche di passione e sentimento, attraverso le quali ebbe il piacere di ritrarre con grande trasporto la sua musa preferita, Nannina: la donna compare in La vedova triste e Il fiore appassito.

La sua, quindi, fu una pittorica sì appassionata, ma dai toni sempre velatamente tristi, scoloriti e malinconici, che tuttavia andavano a ingentilire gli impianti compositivi dettagliati e molto spesso provocatori. Moltissime furono le opere dove l’artista scelse di dare libero sfogo al proprio essere, esprimendo senza freni o vergogne il proprio io, una personalità complicata che aveva attraversato periodi di buio e ribellioni alternati ad altri meno burrascosi. Tra queste opere ricordiamo Autoritratto, che oggi è conservata presso il Museo di Napoli. I dipinti di Gioacchino Toma si possono ammirare principalmente nel sud Italia, e in particolare a Napoli e a Bari. Nel 2025, alcune delle sue maggiori opere sono diventate protagoniste della rassegna artistica di Puglia Walking Art, presso il Castello Normanno Svevo di Mesagne, dove hanno riscosso il meritato successo. A giugno di quest’anno, invece, in occasione del 190° anniversario della nascita di Toma, la città di Galatina ha reso omaggio all’artista acquistando all’asta l’opera Visita del vescovo ai carcerati, riportandola al titolo originale Preti e briganti: un titolo rimasto nascosto per moltissimi anni e che la città ha voluto far riemergere per dare una continuità alle provocazioni che Toma celava nelle proprie opere. Galatina conserva con ardore l’affetto per il suo cittadino, facendosi portavoce della sua poetica e di un’arte che non ha alcuna intenzione di tacere.

 

Autore

stefaniaconte21@hotmail.com